Hantavirus e ignoranza , stupidità e malafede
I negazionisti sono irritanti e dannosi. Dobbiamo anche considerare che si “vedono molto” perché  c'è 
chi pensa trarne profitto politico di bassa lega.
Sullo sfondo c’è una questione più importante. Dall’estrema destra (badate bene, non da tutte le persone di destra, sarebbe sbagliato affermarlo) ci sono gli attacchi “alla scienza”. In realtà sono attacchi al metodo scientifico. Articoli e post pullulano di “luminari” quasi che la ricerca fosse fatta da geniali professori spettinati e con vestiti sgualciti in locali oscuri in mezzo a provette ed alambicchi. Immagine che andava bene per Jules Verne, ma che è un pochino superata.
Se ci fate caso, non si attacca solo la “scienza” ma anche ogni fonte ufficiale di dati, a partire dall’ISTAT.
Perché la loro visione del mondo è incompatibile con la realtà
Ben sappiamo che le conoscenze scientifiche non sono statiche, ma si evolvono (in  modo trasparente) e  sappiamo (molti di noi sanno) che la scienza non è oggettiva, se non altro perché la ricerca si occupa di ciò che chiede chi la finanzia. E se sappiamo anche che i dati statistici possono essere erronei.
Ma l’obiettivo dell’estrema destra è preciso. un altro.  Si vuole equiparare le opinioni, le ipotesi alle conoscenze scientifiche consolidate. Insomma, quello che cominciò a fare Berlusconi con le sue TV 40 anni fa.

Chi scrive sa bene quanto conti il potere nella diffusione delle verità dominanti (badate bene, “dominante”, che è molto diverso da “ufficiale”). 
Una conoscenza a favore della salute dei lavoratori o della popolazione richiede decenni e migliaia di studi. Mentre basta e uno studio “a favore dei padroni”  (perdonatemi l’espressione un po’ retrò, ma aiuta a capire…) per mettere in discussione conoscenze sfavorevoli a chi detiene il potere (economico). Pensate all'amianto, al cloruro di vinile monomero, al fumo passivo. O al mutamento climatico antropogenico e altro ancora.

Prendersela con i negazionisti è un’azione inutile. Anzi, può essere controproducente perché si fa da cassa di risonanza a campagne che meritano di sprofondare nella melma.
La vera domanda è come contrastare questo fenomeno. La domanda è cosa può fare chi crede che  in democrazia sono importanti le affermazioni vere. (o quantomeno che tentano di essere vere) 
Poi, magari, partendo dalla stessa base, si può dissentire sul da farsi. Ma la “verità” (?) non sta a metà strada tra le conoscenze consolidate e le ipotesi strampalate. Quest’idea è alla base della deriva in atto.

Potremmo dire che sicuramente serve la "buona informazione".
Ma oggi, perdonatemi, l'informazione è pessima, quantomeno in linea generale.
Il principio secondo cui se vuoi una buona risposta devi fare una buona domanda, sembra essere stato dimenticato.

L’informazione che si contrappone ai negazionisti è pessima. E fu pessima durante la pandemia. 
Se osservate, quasi sempre l’informazione contro i negazionisti dice cose contrarie, ma ha le medesime caratteristiche. Insomma ha la medesima direzione e verso opposto.
Come fonte si utilizzano degli “esperti” che si preoccupano di smentire i negazionisti presentando una verità monolitica. Il bene sta tutto da una parte, il male sta tutto dall’altra.
Sovente i dubbi vengono sminuiti o irrisi, ma non si entra nel merito. Non ci si pone dalla parte delle persone. Nella migliore delle ipotesi c’è un approccio paternalista.
Due genitori che pensano di non vaccinare il figlio per il morbillo o per la polio, o che non capiscono per il loro maschietto debba essere vaccinato per la rosolia, non sono dei nemici. Sono persone che hanno diritto a riceve un’informazione amichevole, non schierata. Un’informazione che se vuole essere di parte, deve essere dalla parte delle persone.

Garantire il diritto ad una informazione corretta ed a una libera decisione non è solo democrazia. E’ un approccio efficace. Le persone non si spaventano di fronte ad un rischio definito. Le persone si spaventano per le cose taciute.  O che paiono taciute perché non affrontate.

Per temi quali epidemie, pandemie, vaccini si chiamano esperti. Che sovente sono anche clinici esperti. Ma di solito non hanno esperienza in sanità pubblica. O appartengono a quella cultura vecchia secondi cui l’ “ufficiale sanitario” doveva in primo luogo tranquillizzare. Tranquillizzare negando i rischi.
Non è il caso di ricordare gli errori durante il COVID 19. Ma nella primavera del 2022 l’incapacità di uscire dall’obbligo vaccinale per i lavoratori over 50, in un momento in cui la copertura data dal vaccino dopo 3 mesi era dell’ordine del 30% e la pandemia era in fase di regressione, è un buon esempio su come non si deve comportare lo Stato.  Il governo Draghi si irrigidì e si comportò specularmente come i no vax.

Oggi a fronte di un virus a basa contagiosità, che non si diffonde tra esseri umani salvo che per ceppi sudamericani (e sempre con bassissima contagiosità) ci sono giornali e TV  scatenati sui tempi di preparazione di un vaccino a nRNA. Cosa si fa e si deve fare per contenere l’epidemia sembra non interessare.

E’ ignoranza? E’ stupidità? E’ malafede?  Vedete un po’ voi
E così anche la differenza tra un’epidemia e una pandemia, scompare. E i complottisti sugli interessi di Big Pharma hanno la strada spianata.

E la buona informazione  serve. Perché gli interessi di Big Pharma esistono. E se molte persone di sinistra hanno lavorato e collaborato per decenni per contrastare questi interessi, oggi stupidi di sinistra ignorano l’esistenza di zone opache perché bisogna contrastare la destra. E non capiscono perché la sinistra è irrilevante.
Carlo